discarica di metalli
  • Categoria dell'articolo:Ambiente
  • Ultima modifica dell'articolo:22 Novembre 2022

Reso popolare dall’entusiasmo per l’economia circolare, il riciclo è in aumento. Portando la promessa di un modello che opera nel vuoto e segnando la sua indipendenza dalle risorse minerarie con un bilancio ecologico spesso denunciato, il riciclo moltiplica sulla carta i vantaggi teorici.

Questo contributo dei cosiddetti metalli secondari riciclati sostituisce parte del fabbisogno precedentemente fornito dalle miniere (i cosiddetti metalli primari), e quindi consente di evitare sprechi e contaminazioni associati alla miniera riducendo la nostra dipendenza dalle importazioni di metalli da paesi potenzialmente sensibili dal punto di vista geopolitico.

Dal punto di vista energetico, una tonnellata di acciaio, alluminio o rame riciclato è anche meno energivora rispetto al suo equivalente primario – con risparmi energetici che vanno dal 60 al 90%. I volumi di metalli riciclati reintrodotti nel circuito, infine, sono tutti materiali che non finiranno in discarica con tanto inquinamento e costi che avrebbero potuto generare.

Tuttavia, e senza nemmeno puntare alla perfetta circolarità, l’ascesa del riciclo “tutto” per tutti i metalli è tutt’altro che così semplice ed è piuttosto una strada disseminata di insidie.

Come misuriamo il riciclo dei metalli?

Cominciamo col chiarire cosa si intende dietro questo concetto ampio di riciclo. Quattro diversi modi di valutarlo consentono di apprenderlo meglio: il tasso di raccolta, il tasso di efficienza del riciclaggio, il tasso di riciclaggio alla fine della vita degli elementi e il tasso di incorporazione del materiale riciclato nei prodotti.

Il tasso di raccolta rappresenta le quantità di metalli effettivamente raccolti ogni anno sul flusso totale che giunge a fine vita, mentre il tasso di efficienza di riciclo misura la quantità riciclata rispetto alla quantità raccolta. Il prodotto di questi ultimi due tassi equivale al tasso di riciclo a fine vita degli elementi. Il tasso di incorporazione, invece, corrisponde alla quota di materiale riciclato nel ciclo produttivo.

Ognuno di questi indicatori ha i suoi usi. Per ridurre al minimo la quantità di rifiuti da gestire in discarica è più rilevante il tasso di riciclo degli elementi a fine vita, mentre per ridurre le risorse estratte dalle miniere (e la relativa energia consumata) agire sul tasso incorporando di materiale riciclato in prodotti avrà un impatto maggiore.

Escludendo la possibilità di un calo della produzione del prodotto (o un disaccoppiamento assoluto), avvicinarsi a un tasso di incorporazione riciclato del 100% richiede un tasso di riciclo del 100% per gli elementi a fine vita.

Prodotti complessi

Finora, i fatti sembrano contraddire questo obiettivo. Gran parte dei metalli non viene riciclata o è scarsamente riciclata, questo è il caso della maggior parte dei metalli minori (a volte chiamati metalli rari, come il litio, il gallio o l’indio). E i metalli ben riciclati (acciaio, metalli di base e preziosi) hanno raggiunto un punto in cui non stanno più progredendo.

Sembrerebbe quindi che lo scenario del tutto riciclato si scontra con la realtà di prodotti spesso: complessi (numero di componenti ed elementi), eterogenei e le cui concentrazioni di metalli – che incidono sia sui costi che sui ricavi dei rebreather – non sempre sono favorevoli a quest’ultimo rispetto al mining convenzionale.

La diversità di prodotti e componenti complica l’assemblaggio di adeguate linee di riciclaggio e la loro massificazione, tanto più che la breve durata tecnologica di alcuni prodotti può rendere completamente obsoleto il modello di riciclo precedentemente rilevante.

Così, la rapidissima sostituzione in pochi anni delle lampade fluorescenti compatte con il loro equivalente a LED ha posto fine agli esperimenti di riciclo delle terre rare, portando i flussi di rifiuti trattabili a prosciugarsi rapidamente.

Condizioni economiche talvolta sfavorevoli

Per continuare, anche il prezzo dei metalli, ma soprattutto la volatilità ad esso associata, non è sempre un terreno molto favorevole per la creazione di filiere di riciclo, perché ciò accentua l’incertezza sul livello dei ricavi. Anche se i prezzi dei metalli raggiungessero livelli elevati, diversi studi passati hanno dimostrato la debole reazione dell’offerta secondaria di metalli al prezzo di questi ultimi.

Dal punto di vista dei costi, l’estrazione dalla “miniera urbana” non è necessariamente un eldorado economico, soprattutto quando si è interessati alla concentrazione di metalli minori. Per quest’ultima, le concentrazioni di miniere urbane sono spesso molto inferiori a quelle delle miniere convenzionali. Combinati con i prezzi medi, rappresentano solo una frazione minore delle entrate estraibili, quindi non sorprende che i metalli minori non siano presi di mira dai riciclatori.

Altri studi hanno dimostrato che la riduzione a monte delle quantità di metalli preziosi in particolare nei prodotti elettronici (in particolare mediante miniaturizzazione) ha reso il modello del riciclo molto meno appetibile. Ci sarebbe allora un trade-off tra, da un lato, prodotti complessi con basse concentrazioni di metalli (quindi parsimoniosi di metalli) ma poco riciclabili, e prodotti più semplici ma più metal-intensive e quindi meglio riciclabili. La prima R dell’economia circolare (cioè diminuzione) tenderebbe così a scacciare la sua ultima R (riciclo).

Effetti simili sono stati osservati per i pannelli fotovoltaici il cui ridotto spessore (e concentrazione di metalli) avrebbe effetti sfavorevoli sul riciclo dei metalli contenuti.

Vincoli multipli

Infine, ci sono anche altri ostacoli, troppo lunghi da esporre qui, di ordine tecnologico, culturale e legale che vincolano il raggiungimento di tutti i riciclati.

Una cattiva reazione a questi risultati sarebbe quella di squalificare il valore del riciclo. Al contrario, il riciclo dovrà essere parte integrante di un modello economico più sostenibile sia dal punto di vista delle risorse che dell’ambiente.

Come ci ricordano costantemente gli specialisti di scienze ambientali, il riciclo è solo una piccola parte della soluzione, e massimizzarlo è complesso, difficile e talvolta incompatibile con altre leve dell’economia circolare. La ricerca ha quindi ancora del lavoro da fare per capire meglio come risolvere questi vincoli e proporre nuovi modelli più sostenibili.

Autore

Florian Fizaine, Savoie Mont Blanc University