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Nuoto: quali sono i suoi benefici?

Salute Scienza

Che l’attività fisica faccia bene al cervello non è certo una novità. Vale infatti un principio ormai consolidato: ciò che giova al cuore giova anche al sistema nervoso. Ma esiste un tipo di esercizio che offra più benefici degli altri?

Le ragioni per tuffarsi in piscina, al lago o al mare sono molteplici: rinfrescarsi, divertirsi, tonificare i muscoli. Eppure, il nuoto si distingue come uno degli sport più completi per il benessere fisico e mentale. E se ancora non siete convinti, ecco un piccolo segreto: l’espressione “fonte dell’eterna giovinezza” potrebbe essere più letterale di quanto si creda. La chiave è nell’acqua.

Il nuoto, infatti, stimola il rilascio di sostanze cerebrali che potenziano le funzioni cognitive e la memoria, favorendo la formazione di nuove connessioni neuronali. Aiuta l’organismo a contrastare lo stress ossidativo e i radicali liberi, riduce i livelli di tensione e rafforza il sistema immunitario. Il risultato? Un umore decisamente migliore.

Indice

I benefici fisici: un allenamento a 360 gradi

Dal punto di vista fisico, i vantaggi del nuoto sono innegabili. Attiva tutti i principali gruppi muscolari e, grazie alla resistenza dell’acqua, sollecita l’apparato cardiovascolare in modo più intenso rispetto a molte altre attività. Inoltre, l’immersione riduce l’impatto sulle articolazioni, rendendo i movimenti più fluidi e meno traumatici.

Ma la forma fisica è solo una faccia della medaglia: la salute mentale merita altrettanta attenzione.

Una scarica di endorfine

In quanto esercizio aerobico, il nuoto innesca il rilascio di endorfine, i neurotrasmettitori del piacere e del benessere. Queste sostanze, vere e proprie “droghe naturali” del cervello, riducono la percezione del dolore, inducono euforia e generano un senso profondo di appagamento. Non a caso, il nuoto crea dipendenza in senso positivo: le endorfine si legano ai recettori oppioidi cerebrali, modulando funzioni come la sedazione, l’analgesia e l’umore.

Niente paura, però: le endorfine non hanno effetti negativi. Anzi, studi recenti ne hanno dimostrato l’efficacia nel trattamento della depressione, talvolta superiore a quella di alcuni farmaci antidepressivi. In quest’ottica, il nuoto si configura come una vera e propria terapia, capace di migliorare l’umore e ridurre i sintomi del disturbo, fino a permettere, in alcuni casi, una riduzione o sospensione della terapia farmacologica.

Parte di questo effetto benefico potrebbe derivare dalla neurogenesi, ovvero dalla formazione di nuovi neuroni nell’ippocampo, l’area cerebrale deputata alla memoria e all’apprendimento.

Un allenamento per il cervello a tutte le età

È noto che l’attività fisica mantenga la mente vigile con l’avanzare degli anni, ma il nuovo è che i suoi effetti si estendono anche ai più giovani. Una ricerca recente ha evidenziato che bambini tra i 6 e i 12 anni mostrano una migliore capacità di ricordare il vocabolario dopo pochi minuti di nuoto. L’attività sembra quindi migliorare la memoria in tutte le fasce d’età.

Negli adulti, bastano venti minuti di nuoto per incrementare la funzione cerebrale, grazie soprattutto al BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), un fattore di crescita neurale che potenzia memoria e cognizione. È proprio questo il tratto distintivo del nuoto rispetto ad altre attività cardiovascolari: la sua capacità di stimolare il rilascio di BDNF.

Rilassamento e disconnessione mentale

Il segreto potrebbe risiedere nell’elemento acquatico stesso. L’acqua favorisce il rilassamento, mentre il movimento ritmico del nuoto induce uno stato meditativo, isolando dai rumori esterni e riconducendo l’attenzione al proprio respiro.

Inoltre, il nuoto riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e incrementa la produzione di serotonina, uno degli ormoni della felicità, contribuendo così a contrastare ansia, depressione e tensione emotiva.

Non solo: le fibre nervose del corpo calloso, la struttura che connette i due emisferi cerebrali, risultano più sviluppate nei nuotatori, grazie alla precisione delle bracciate e all’uso di movimenti bilaterali incrociati. Questo potenziamento della comunicazione interemisferica favorisce una maggiore cognizione e capacità di apprendimento.

Un freno al declino cognitivo

Uno studio recente ha dimostrato che il nuoto è in grado di invertire il deterioramento cognitivo in topi obesi, simulando le condizioni che negli esseri umani derivano da un’alimentazione scorretta. In questi modelli animali, l’obesità induce infiammazione del tessuto nervoso e riduzione dei fattori neurotrofici, con conseguente calo di apprendimento e memoria. Il nuoto, riducendo l’infiammazione dell’ippocampo e aumentando la produzione di BDNF, ha permesso di recuperare pienamente le funzioni cognitive compromesse.

Conclusione

Se già nuotate regolarmente, forse non avevate mai riflettuto su tutto ciò che questa attività innesca nel vostro cervello. D’ora in poi, dopo quella sensazione di euforia post-nuoto, saprete che sotto la superficie dell’acqua si cela molto più di un semplice esercizio.

Se invece non siete ancora nuotatori e cercavate un motivo per tuffarvi quest’estate, considerate questo articolo un segnale. Chissà che il segreto della giovinezza eterna non sia davvero nascosto nell’acqua.

Autore

José A. Morales García, Università Complutense di Madrid
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