le nostre emozioni
  • Categoria dell'articolo:Psicologia / Scienza
  • Ultima modifica dell'articolo:24 Novembre 2022

Perché un’opera d’arte può sopraffarci? Cosa si nasconde dietro le fobie? Possiamo controllare le nostre emozioni? Queste e molte altre domande vengono indagate nel campo delle neuroscienze per comprendere l’elaborazione delle emozioni.

Quando il cervello elabora determinate informazioni, mette in moto una rete di reti neurali per classificare il tipo di emozione che affrontiamo e generare la nostra risposta emotiva o corporea.

Perché insistiamo a studiare la mente umana?

Le emozioni, presenti nella nostra vita fin da prima della nascita, giocano un ruolo fondamentale nella costruzione della nostra personalità e nella nostra interazione sociale. Inoltre, sono il principale motore delle decisioni che prendiamo quotidianamente. Cioè, le emozioni sono ciò che ci permette di adattarci all’ambiente che ci circonda.

Conoscere le emozioni ci offre un’ampia prospettiva sul funzionamento degli aspetti più personali e nascosti della mente. Allo stesso tempo, ci aiuta a capire cosa può andare storto quando questo aspetto mentale viene meno e compaiono alcune malattie.

Se sapessimo tutto sulle emozioni, potremmo ottenere un’interazione tra il nostro cervello e un computer e questo potrebbe conoscere le nostre emozioni in tempo reale. Possiamo anche comunicare con persone con disabilità che hanno grandi difficoltà a comunicare le proprie emozioni. Potremmo anche ottenere studi oggettivi, ad esempio, nell’ambiente del neuromarketing.

Prima sfida: identificare ogni emozione

Il primo passo per poter studiare le emozioni è la loro identificazione. Vengono descritte centinaia di emozioni, dalla gioia, all’accettazione o all’empatia, alla tristezza, al disgusto e all’amarezza.

Per lo studio delle emozioni è necessario semplificarle in due grandi gruppi: emozioni positive ed emozioni negative, cioè di avvicinamento e rifiuto. Queste emozioni di base (anche primarie o fondamentali) sono quelle che producono, tra le altre manifestazioni, una caratteristica espressione facciale e una tipica disposizione al coping. Possono essere osservati fin da quando siamo bambini e non richiedono complesse elaborazioni cerebrali.

Le emozioni, quando processate dal cervello, generano in noi una serie di cambiamenti fisiologici. Se siamo in grado di identificare questi cambiamenti nel nostro corpo, saremo in grado di classificare lo stimolo causale.

Questo processo è ciò che lo psicologo sperimentale, scienziato cognitivo e linguista Steven Pinker chiama “ingegneria inversa“. Abbiamo il prodotto e vogliamo sapere come funziona. Quindi facciamo a pezzi il cervello nella speranza di vedere cosa intendeva l’evoluzione mettendo in moto questo meccanismo.

Come le neuroscienze possono sapere cosa proviamo

Per questo esistono diversi metodi che dipendono dalla tecnologia utilizzata. Ad esempio, la pupillometria è responsabile della misurazione dei cambiamenti nelle dimensioni della pupilla; l’elettrocardiogramma misura le variazioni del battito cardiaco; i misuratori di impedenza cutanea, utilizzabili anche per questi scopi, consentono di individuare alterazioni della sudorazione dell’individuo; L’elettromiografia, che consiste nel registrare le microespressioni dell’individuo, ci aiuta anche a classificare le emozioni associate a una certa espressione facciale.

Tutte queste tecniche si concentrano sull’osservazione e la valutazione delle risposte fisiologiche che si verificano spontaneamente una volta che il cervello ha elaborato le informazioni. Ma c’è un significativo intervallo di tempo da quando si verifica l’emozione fino a quando il corpo non risponde.

Tecniche di studio del cervello

Se andiamo all’origine delle emozioni, al cervello, possiamo trovare diverse tecniche di analisi. Il primo di questi è la risonanza magnetica funzionale, che misura i cambiamenti nell’ossigenazione del sangue. Questo sistema fornisce preziosi dati sulla posizione, ma, d’altra parte, la sua risoluzione temporale è bassa.

D’altra parte, la magnetoencefalografia misura i campi magnetici prodotti dall’attività neurale nel cervello. Con questo metodo si ottiene un buon segnale cerebrale, ma è una tecnica molto costosa alla portata di pochi fortunati.

Viene anche utilizzata la tomografia a emissione di positroni, che misura i cambiamenti nel metabolismo del glucosio nel cervello. Ma questo metodo è molto invasivo perché è necessario fare un’iniezione all’individuo e, inoltre, è una tecnica costosa.

Ultimo ma non meno importante, una delle tecniche più utilizzate negli studi recenti è l’elettroencefalografia. Questa tecnica consiste nel registrare e valutare i potenziali elettrici generati dal cervello.

I dati sono ottenuti tramite elettrodi posti sulla superficie del cuoio capelluto. Ma le registrazioni possono avere segni molto complessi, difficili da analizzare e possono variare notevolmente tra gli individui, poiché ogni cervello ha un gran numero di interconnessioni tra neuroni e strutture cerebrali non uniformi.

Anche se come vantaggio va notato che è un sistema economico, facile da usare, non invasivo, che negli esperimenti controllati è in grado di dare buoni risultati.

Possiamo controllare le nostre emozioni?

Lo sviluppo tecnologico dell’elettroencefalogramma, unito allo sviluppo dell’analisi dei dati, consente di affrontare sempre più carenze.

Tuttavia, il sistema ideale per registrare le emozioni sarebbe una combinazione di quelle precedentemente esposte, in modo tale che tutte si completino a vicenda.

Siamo più vicini a scoprire dove e quando il nostro cervello classifica le emozioni. Anche se la strada è ancora lunga per riuscire a generalizzare e ottenere risultati universali.

Le tecnologie continuano ad avanzare a passi da gigante. Non c’è dubbio che verrà un giorno in cui, di fronte a una decisione dubbia come la scelta del colore della nostra casa, sarà il nostro cervello a darci le informazioni. Possiamo scegliere quella che ci provoca emozioni più positive anche se non ne siamo consapevoli.

Autore

Mª Dolores Grima Murcia, Researcher and Technician of Anatomical Innovation, Miguel Hernández University