Terra e Luna
  • Categoria dell'articolo:Scienza
  • Ultima modifica dell'articolo:22 Dicembre 2022

La NASA, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea, tra gli altri, avvia il programma Artemis con il lancio della prima missione. In cosa consiste e quali implicazioni avrà nei prossimi anni e in un futuro più lontano?

Il programma Artemis è composto dalla capsula Orion, la nave che trasporterà gli astronauti, e da un nuovo lanciatore, lo “Space Launch System” (SLS), che la alimenta. Inoltre, include il “Modulo di servizio europeo” (ESM), che fornisce acqua, energia e propulsione a Orion, ed è quindi essenziale per la missione. L’obiettivo iniziale di Artemis è quello di inviare gli esseri umani sulla Luna dopo più di 50 anni dall’ultimo sbarco, avvenuto nel 1972.

Il razzo della missione: SLS

Il lanciatore SLS è il veicolo più potente mai sviluppato dalla NASA. Ha una potenza superiore del 15% rispetto ai mitici razzi Saturn V, che inviarono sulla Luna gli astronauti del programma Apollo negli anni 60 e 70. Il suo sviluppo è stato afflitto da molteplici problemi, ritardi ed enormi sforamenti dei costi, ma dopo il suo viaggio inaugurale, il razzo, è destinato a diventare un attore importante nell’esplorazione spaziale umana per i decenni a venire.

La navicella Orion ha una capacità di sei astronauti.

Per quanto riguarda la capsula Orion, in questo viaggio non sarà presidiata ma conterrà tre manichini che fungeranno da laboratorio di prova per gli effetti che gli astronauti dovranno sopportare nel prossimo viaggio. In ogni caso, è progettato per trasportare fino a sei astronauti. Inoltre, verrà mostrato che lo scudo termico della nave resiste al violento e rapido rientro nell’atmosfera terrestre.

Il terzo elemento rilevante è l’ESM, sviluppato da Airbus per l’Agenzia spaziale europea. La sua funzione è molteplice: la propulsione di Orione lontano dalla Terra, insieme alla generazione di energia, aria e acqua. Pertanto, è un elemento essenziale per l’abitabilità della nave.

Il suo ritorno è previsto per il 10 ottobre, quando cadrà nel Pacifico.

La NASA e le altre agenzie governative hanno un programma provvisorio per le seguenti missioni. Pertanto, Artemis trasporterà quattro astronauti nel 2024, ma non atterrerà nemmeno sulla Luna. Questo non accadrà fino a un anno dopo, al più presto, quando Artemis III permetterà a una donna e a una persona di colore di lasciare il segno sulla regolite lunare, proprio come fece Neil Armstrong nel 1969. La prossima sarà destinata a Gateway, un complesso simile alla Stazione Spaziale Internazionale, anche se situato vicino alla Luna, che fungerà da stazione di transito, ma non prima del 2027. In ogni caso, la NASA ha previsto lanci fino ad Artemis XI.

La Luna, un canto di sirene?

Il nostro satellite può essere considerato un’eccellente piattaforma di ricerca. Contiene registrazioni geologiche sulla sua formazione e quindi sulla violenta evoluzione del nostro pianeta. Ha anche il potenziale per ospitare un’ampia varietà di strumentazione scientifica, come giganteschi radiotelescopi.

Ma potrebbe anche essere, in linea di principio, sfruttato sia per estrarre un isotopo dell’elio, essenziale per la fusione termonucleare (cioè come combustibile per future centrali nucleari, ora in fase di sviluppo), sia come ponte per missioni su Marte e asteroidi vicini, che contengono un’enorme quantità di minerali strategici.

Tuttavia, la fattibilità e la redditività dello sfruttamento commerciale devono ancora essere dimostrate e gli ostacoli legali superati. I trattati internazionali sono esaustivi: lo spazio appartiene a tutta l’umanità e nessun Paese può rivendicare la proprietà di alcun corpo celeste.

Corea, India e Israel se suman al viaje a la Luna

Comunque sia, gli Stati Uniti e le altre nazioni occidentali non sono le uniche a partecipare a questa nuova epopea spaziale. Vari paesi, tra cui Corea, India e Israele, hanno lanciato missioni sul nostro satellite con successo variabile e stanno gareggiando in questa nuova corsa geostrategica.

La Cina ha un programma ambizioso con le sue sonde Chang’e che è già riuscita a inviare campioni sulla Terra, e ha dichiarato l’intenzione di costruire una stazione abitata al Polo Sud, dove ci siano sufficienti quantità d’acqua, nel prossimo decennio. La Russia, dopo l’annuncio della cessazione dell’essere partner della Stazione Spaziale Internazionale, intende espandere il proprio programma spaziale. Inoltre, il ruolo delle grandi aziende e del settore privato è ancora irrisolto.

Pertanto, la possibilità di tornare sulla Luna e utilizzarla come stazione intermedia ad altri corpi del Sistema Solare è già una realtà.

L’umanità ha due strade: una “guerra fredda” nello spazio, dove dominano gli interessi delle nazioni o dei blocchi, oppure la via della cooperazione internazionale, aperta a tutti, ma dove prevalgono la conoscenza e il beneficio dell’essere umano. Ora è il momento di decidere quale strada prendere.

Autore

David Barrado NavascuésCentro di astrobiologia (INTA-CSIC)