Il nostro cervello cambia quando ci alleniamo con l’esercizio fisico?
Il movimento è alla base della nostra interazione quotidiana. Lo eseguiamo sia per spostarci (camminare o correre) sia per raggiungere oggetti, relazionarci con gli altri o risolvere problemi. Ad esempio, evitando cadute a causa di buche sul marciapiede.
Il movimento coinvolge una serie di componenti corporei (sensoriali, cognitivi e motori) ed è influenzato da fattori sociali, ambientali e personali.
Indice
Cosa si intende per esercizio?
L’esercizio è qualsiasi attività sistematica, ripetuta e pianificata, con obiettivi cardiovascolari e muscolari. Può essere prescritto a scopo terapeutico, sia in modo analitico che funzionale, a seconda degli obiettivi perseguiti, specialmente in persone affette da patologie.
È ben noto quanto sia benefico per l’organismo semplicemente essere attivi. Ma nell’ultimo decennio, praticare esercizio in modo sistematico e frequente ha dimostrato di apportare enormi benefici anche al cervello. Questo dipende anche dal tipo di esercizio svolto, dall’intensità raggiunta e dalle diverse possibilità di progressione.
Di conseguenza, l’esercizio promuove anche la salute cerebrale, aiutando a prevenire il deterioramento cognitivo e la demenza, trattando malattie neurovascolari e neurodegenerative e proteggendo il sistema nervoso durante il loro decorso.
Come cambia il cervello quando facciamo esercizio?
Esiste un’ampia e solida evidenza scientifica che mostra la relazione tra la pratica dell’esercizio fisico e gli adattamenti cerebrali che ne derivano. Ad esempio, quando iniziamo a fare esercizio, la contrazione muscolare richiede un maggiore afflusso di sangue pompato dal cuore. Ciò aumenta l’afflusso di sangue al cervello attraverso il sistema cardiovascolare. Questo apporto ematico permette l’arrivo di ossigeno e nutrienti al cervello, essenziali sia in caso di lesioni del sistema nervoso che per il suo corretto funzionamento.
Allo stesso modo, una maggiore perfusione cerebrale favorisce la creazione di nuove vie vascolari per canalizzare questo flusso (angiogenesi). Tutto ciò porta al rilascio di fattori di crescita, principalmente neurotrofici, fondamentali per la creazione di nuove connessioni neuronali (sinaptogenesi).
Questo processo biologico aumenta l’efficienza neurale e la plasticità sinaptica, ovvero la propensione naturale del cervello a rispondere dinamicamente agli stimoli. Inoltre, incrementa il volume cerebrale, migliorando le funzioni esecutive, l’apprendimento e la neuroplasticità. Questi cambiamenti ottimizzano il funzionamento delle strutture e dei circuiti coinvolti nella cognizione e nell’attività motoria.
L’esercizio come medicina
L’esercizio aiuta a mantenere il cuore e il cervello il più sani possibile, in qualsiasi fase e situazione della vita, grazie agli adattamenti strutturali e funzionali che genera. Mantenere uno stile di vita attivo previene l’insorgenza di malattie legate alla sedentarietà.
Inoltre, praticarlo a scopo terapeutico quando si manifesta una patologia permette di affrontare e cercare di recuperare i sintomi che essa provoca a breve e medio termine sul cervello. Allo stesso tempo, genera un effetto neuroprotettivo a lungo termine, evitando ricadute e la progressione rapida di malattie neurologiche.
Quali tipi di esercizio beneficiano il cervello?
Scegliere il tipo di esercizio è fondamentale: deve essere motivante e adattabile al proprio stile di vita in modo continuativo.
Per fare la scelta migliore, le neuroscienze forniscono evidenze su quali aree cerebrali si attivano durante l’esercizio (principalmente l’ippocampo e la corteccia prefrontale). Pertanto, quando viene prescritto a persone con disabilità, è essenziale considerare attentamente il programma di esercizio terapeutico progettato.
Secondo l’American Heart Association e l’American Stroke Association, possiamo distinguere diversi tipi di esercizio: aerobico, di forza, di coordinazione e di stretching attivo. L’ideale sarebbe alternarli.
Come prescrivere correttamente l’esercizio?
Non esiste una proposta universale. La premessa fondamentale è adattarlo alle esigenze individuali. Per questo, è importante disporre di un ventaglio di opzioni in base alle capacità e alle necessità di ciascuno.
Ogni tipo di esercizio apporta miglioramenti specifici se dosato correttamente, praticato con frequenza e con un certo carico di lavoro (intensità). Inoltre, deve avere una durata minima, essere iniziato il prima possibile (sia in presenza che in assenza di patologie) e offrire possibilità di progressione per motivare, stimolare e garantire miglioramenti continui.
Qui risiede il successo dei programmi di esercizio per persone con sintomatologie neurologiche molto diverse. Per ognuna, è necessario adattare individualmente i componenti citati, assicurando che gli effetti dello stress indotto dall’esercizio siano benefici. Devono generare tensioni e sforzi fisiologici che permettano adattamenti progressivi del sistema nervoso, senza eccessivo stress.
Infine, è importante offrire possibilità di esercizio in ambienti motivanti per persone con capacità ridotte. Hanno bisogno di sfidare il loro sforzo fisiologico attraverso l’esercizio, poiché, come abbiamo visto, è fondamentale per stimolare gli adattamenti che portano a cambiamenti nella salute cerebrale a breve, medio e lungo termine.
Per questo, dobbiamo promuovere ambienti fattibili e intensità accessibili, che insieme renderanno l’esercizio possibile. Quindi, attiviamo i muscoli, attiviamo il cuore e attiviamo il cervello per una vita più sana!
