Neonata

Nella vita di ogni individuo, esiste una fase, un periodo di tempo in cui le esperienze, per quanto significative possano essere, sembrano scomparire nel nulla. Stiamo parlando dei primi anni di vita, il periodo dell’infanzia in cui la maggior parte delle persone non riesce a recuperare alcun ricordo. Questo fenomeno è noto come “amnesia infantile” ed è stato oggetto di ricerca e dibattito nell’ambito della psicologia dello sviluppo per molti anni. Perché non riusciamo a ricordare i nostri primi anni di vita? Quali sono i processi mentali e biologici che stanno dietro a questa apparente amnesia? In questo articolo, esploreremo le teorie e le scoperte recenti relative all’infantile amnesia.

Memorie autobiografiche: Il cuore dell’amnesia infantile

Per capire l’amnesia infantile, dobbiamo prima comprendere cosa siano le memorie autobiografiche. Questi sono i ricordi delle esperienze personali e significative che contribuiscono alla costruzione della nostra identità. Ciò che tutte queste memorie hanno in comune è la loro relazione con il concetto di sé. Per ricordare un evento nella prospettiva delle memorie autobiografiche, è necessario avere un senso di sé sviluppato. Tuttavia, nei primi anni di vita, questo senso di sé è ancora in fase di formazione. I bambini piccoli possono avere ricordi di eventi, ma spesso manca la connessione tra l’evento e il sé in via di sviluppo.

Il fatto che i bambini non abbiano ancora una comprensione completa di sé stessi è evidente in esperimenti noti come il “test del rossetto.” In questo esperimento, ai bambini viene applicato un piccolo punto di rossetto sul naso, e poi vengono posti di fronte a uno specchio. I bambini di età inferiore a 18 mesi reagiscono semplicemente sorridendo al riflesso, senza mostrare alcun segno di riconoscimento di sé o del punto rosso sul loro viso. Tra i 18 e i 24 mesi, i bambini iniziano a toccare il proprio naso, dimostrando di avere un qualche senso di sé.

Questa mancanza di un senso di sé completamente sviluppato potrebbe spiegare perché gli eventi vissuti nei primi anni di vita non vengono registrati nella memoria autobiografica. In assenza di una forte connessione tra l’evento e il sé, l’informazione potrebbe non essere memorizzata in modo duraturo.

Sviluppo del linguaggio e narrazione: Chi racconta le storie?

Un altro aspetto cruciale per comprendere l’amnesia infantile è lo sviluppo del linguaggio. La capacità di formare narrazioni dettagliate sulle esperienze personali richiede l’acquisizione del linguaggio. I bambini piccoli, in particolare quelli al di sotto dei 2 o 3 anni, non hanno ancora sviluppato le competenze linguistiche necessarie per esprimere e raccontare compiutamente le loro esperienze.

Immaginiamo un bambino di 18 mesi che sperimenta qualcosa di significativo, come il suo primo incontro con la neve. Anche se questa esperienza può essere sorprendente e memorabile, il bambino non ha ancora le parole per descriverla in dettaglio. Mancando di un linguaggio sviluppato, l’evento può non essere codificato nella memoria a lungo termine come una memoria autobiografica. In effetti, gran parte del processo di formazione delle memorie autobiografiche coinvolge la narrazione e la verbalizzazione delle esperienze.

Inoltre, è importante sottolineare che i ricordi dell’infanzia spesso emergono quando gli adulti raccontano storie sui primi anni di vita del bambino. Queste narrazioni, spesso ripetute e discusse nel corso del tempo, possono contribuire alla costruzione di ricordi condivisi della prima infanzia. Senza questa narrazione verbale, i ricordi possono rimanere sepoli nella memoria implicita, difficile da recuperare consapevolmente.

Sviluppo cerebrale: Il ruolo dell’ippocampo

Un altro fattore chiave nell’infantile amnesia è lo sviluppo del cervello, in particolare dell’ippocampo, una regione fondamentale per la formazione e la consolidazione delle memorie. L’ippocampo svolge un ruolo cruciale nel trasformare le esperienze in ricordi duraturi. Tuttavia, nei primi anni di vita, l’ippocampo non è ancora completamente sviluppato.

L’immaturità dell’ippocampo durante l’infanzia può limitare la capacità di memorizzazione di eventi significativi. In particolare, le connessioni sinaptiche e le reti neurali coinvolte nella memorizzazione di eventi autobiografici potrebbero non essere ancora stabili o efficienti nei primi anni di vita. Questo potrebbe spiegare perché anche se gli eventi vengono registrati nella memoria a breve termine, spesso sfuggono alla memoria a lungo termine.

Ricerca e scoperte recenti

La ricerca sull’infantile amnesia è un campo in evoluzione. Gli scienziati continuano a condurre studi innovativi per comprendere meglio i meccanismi sottostanti e i fattori che contribuiscono a questo fenomeno. Uno degli approcci più interessanti coinvolge l’uso di compiti sperimentali specificamente progettati per valutare la memoria nei neonati e nei bambini molto piccoli.

La psicologa Carolyn Rovee-Collier e il suo lavoro svolto negli anni ’80 e ’90 hanno dimostrato che i neonati possono formare diversi tipi di memorie, anche se non sono ancora in grado di esprimere queste memorie in modo verbale. Ad esempio, ha sviluppato compiti sperimentali che coinvolgono il condizionamento operante, in cui i neonati imparano a associare determinati comportamenti con conseguenze specifiche. Uno di questi compiti coinvolge un gioco sospeso sopra una culla. I ricercatori misurano quanto il neonato calci, e poi collegano una corda alla gamba del neonato, in modo che quando calci, il mobile si muova. I neonati imparano rapidamente a collegare il calciare con il movimento del gioco.

In seguito, Rovee-Collier ha testato se questi ricordi erano conservati nel tempo. Ha scoperto che i neonati di 6 mesi, addestrati solo per un minuto, potevano ricordare l’evento anche dopo un giorno. Inoltre, ha dimostrato che la durata della memoria aumentava con l’età del bambino, e che l’uso di promemoria, come mostrare brevemente il gioco in movimento, poteva prolungare ulteriormente la memoria.

Questi risultati suggeriscono che i neonati sono in grado di formare memorie a breve termine e che la memoria si sviluppa e si estende con l’età. Tuttavia, queste memorie potrebbero non essere conservate a lungo termine come ricordi autobiografici, a causa della mancanza di sviluppo del senso di sé, delle capacità linguistiche e del cervello in crescita.

Conclusione: Alla ricerca dei ricordi perduti

Sebbene i neonati siano in grado di formare alcune memorie, queste spesso sfuggono alla memoria a lungo termine. La mancanza di un senso di sé completamente sviluppato, la limitata capacità di narrazione e il cervello in via di sviluppo contribuiscono a questa amnesia apparente.

La ricerca continua a portare alla luce nuove scoperte e a offrire una comprensione più approfondita di come funziona la memoria durante l’infanzia. In futuro, potremmo essere in grado di svelare ulteriori segreti dietro l’amnesia infantile e capire meglio perché i nostri primi anni di vita rimangono spesso un mistero inaccessibile. Nel frattempo, ciò che rimane certo è che l’infanzia è una fase di crescita e scoperta, anche se molti di noi non possono rivivere quegli anni attraverso i ricordi.